| Il cuore di un barbone |
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| Scritto da Isabel Giommoni |
| Venerdì 08 Ottobre 2010 14:24 |
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Vorrei presentarvi alcuni miei amici. Sono dei tipi un po’ particolari ma interessanti, e anche se non li rivedrò più, non credo che potrò mai dimenticarli. Li ho conosciuti alla mensa della Caritas in piazza Giotto ad Arezzo. Si trovano sempre in giro per il centro ma prima di allora non me n’ero mai accorta: stanno nascosti, inosservati nella vita quotidiana, come tanti dettagli nello sfondo di un quadro, particolari trascurati e tralasciati, ma sempre presenti. Diceva Aristotele che le cose più evidenti, quelle che ti stanno davanti agli occhi, sono quelle che non riesci mai a vedere. A dire la verità tra alcolizzati, barboni e criminali, non fanno tutti una buona impressione a primo impatto, anzi esattamente il contrario, ve l’assicuro, ma quello che ben presto ho scoperto è che hanno tante storie interessanti da raccontare, vere o false che siano. I più simpatici e chiacchieroni, quelli a cui mi sono più affezionata, sono Gabriele e Lorenzo, due tipi allampanati di mezza età accomunati da una simile sorte, ma che affrontano la vita in modi un po’ diversi: Gabriele sembra una persona che ama cogliere l’attimo, che non si preoccupa molto alla fin fine di quello che accade intorno a lui, cercando di prendere il meglio da ciò che gli capita. Lorenzo invece non sembra amare molto la sua vita, racconta molte storie, forse vorrebbe che tutto fosse così entusiasmante e divertente come ce lo descrive, ha qualche rimpianto, ogni tanto dalle sue parole trapela una punta d’amarezza. Ricordo la nostra prima conversazione: “Che scuola fate?” dice Lorenzo, “Lo scientifico”, “Bene brave studiate mi raccomando, non fate come me, che io a 13 anni scappavo sempre via con la moto e ora guardate dove sono… ‘Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza’. Si fate bene a studiare però io sono contento così, ma vi immaginate quanti pensieri, quanti problemi se vivessi diversamente? Il lavoro, le tasse, si insomma così non ho tanti pensieri...”. Intanto Gabriele si rivolge ad un passante chiedendogli un accendino: quello lo guarda sospettoso, si gira e affretta il passo. Gabriele ride, ridiamo tutti: a chi non è capitato di trovarsi dalla parte del passante? Eppure vista così la scena sembra tanto buffa! Qualche giorno dopo torniamo alla mensa e in piazza troviamo Gabriele seduto, rosso in viso, con le pupille allargate, fa fatica a riconoscerci, sorride quando gli porgiamo l’accendino che gli abbiamo comprato, ci abbraccia; con tristezza entriamo in mensa. Più tardi vedo arrivare Lorenzo con Birillo, faccio per salutarlo, ma con triste ed amara consapevolezza mi rendo conto che sta male pure lui: scende le scale, barcolla, si getta a sedere per terra, non vuole entrare perché sennò deve lasciar fuori Birillo, chiede solo il sacchettino con il pranzo della domenica, così che possa dar da mangiare al suo cane che ha fame. Dopodiché lo prende in braccio, si rialza e inizia faticosamente a camminare verso l’uscita. Io sono ancora smarrita faccio per dire due parole, per fermarlo “Ehi ehi Birillo!” sorridendo al padrone. Lorenzo si gira, mi guarda, non riesce a mettermi a fuoco, ancora instabile sulle gambe, fatica a concentrarsi: “Sì…sì, lui si chiama Birillo” e lo stringe a sé, poi se ne va. |




ora ne serve uno per la casa pia!! dai Isaaa...
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