|
Vorrei presentarvi alcuni miei amici. Sono dei tipi un po’ particolari ma interessanti, e anche se non li rivedrò più, non credo che potrò mai dimenticarli. Li ho conosciuti alla mensa della Caritas in piazza Giotto ad Arezzo. Si trovano sempre in giro per il centro ma prima di allora non me n’ero mai accorta: stanno nascosti, inosservati nella vita quotidiana, come tanti dettagli nello sfondo di un quadro, particolari trascurati e tralasciati, ma sempre presenti. Diceva Aristotele che le cose più evidenti, quelle che ti stanno davanti agli occhi, sono quelle che non riesci mai a vedere. Beh, uno dei primi che ho conosciuto, non senza un certo stupore, è Francesco: “Ehi è un po’ che non ti si vede in giro!” dice una volontaria, “Già… è che mi hanno appena rilasciato!”. Un’altra persona singolare sicuramente è Giacomo, un ometto sulla sessantina, che muta umore con la stessa velocità con cui cambia il vento, tanto allegro e sorridente, quanto aggressivo, che dice di vendere magliette per il Corso Italia; in effetti una volta io e il mio gruppo ce lo abbiamo trovato con il suo carretto - banchino, tanto entusiasta di vederci da volerci regalare una maglietta ognuno. In questi due giorni (pomeriggi) ho potuto consolidare l'amicizia con tutti quanti.Abbiamo parlato moltissimo di argomenti concernenti la castità e il matrimonio sotto il punto di vista della Dottrina della Chiesa. Abbiamo infatti visionato una sequenza tratta da una conferenza di due ragazzi americani che si spostano di città in città negli Stati Uniti e (molto probabilmente) nel mondo intero per portare il messaggio che la castità non è riservata ai cristiani "chiusi di testa", ma è un dono prezioso che fa di un uomo e di una donna in generale un motivo di grande dignità, e che oggi viene storpiata l'idea di uomo e di donna in generale sotto il punto di vista sessuale. Mi ha colpito molto che con gli amici di questo gruppo abbia potuto esprimere le mie convinzioni di fede in modo sereno e che, sebbene con alcuni di loro su taluni argomenti vi siano opinioni discordanti e vi siano state piccole tensioni, non ci siano stati distacchi, ma anzi si sia rafforzata l'amicizia. Faccio notare questa cosa perché purtroppo nella mia vita ho vissuto esperienze per cui spesso il delineare decisamente i miei punti di vista, soprattutto sulla vita di ogni giorno alla Luce della Parola di Dio mi ha portato a distacchi nelle relazioni interpersonali. Credo (mia idea personale) che quotidianamente noi tutti dobbiamo mediare le nostre manifestazioni esteriori dei punti di vista di ciascuno di noi, fino al punto di scendere a compromessi per non "disturbare" i punti di vista degli altri. Spesso più si "matura" più si torna immaturi mentalmente irrigidendoci nei nostri modi di vivere e convinzioni.Sono quindi felice perché questo nel gruppo non è capitato.Continuo a pregare affinché il gruppo possa ancora di più consolidarsi nello Spirito di Dio. Un'ultima nota per la cuoca del seminario: vorrei "adottarla" da quanto riesce a rendere speciali dei piatti ordinari come del carpaccio di zucchine. Che Dio la benedica per il dono che ha!!! Oggi è la nostra prima volta al Thevenin. Appena arrivati suoniamo il campanello dell'Istituto. Di risposta le voci dei bambini che dicono: "Eccoli, sono loro!!!". Che forte sentire quest'accoglienza. E' stata proprio una soddisfazione.Lì per lì ci siamo trovate un po’ "fuori" ma c'è voluto poco per fare amicizia. Denise: "Sono rimasta colpita dalla loro indipendenza nonostante la piccola età, cosa che solitamente i bimbi non hanno". Abbiamo fatto una serie di giochi, più tardi siamo usciti e ci siamo diretti verso Piazza Grande per vedere i cavalli del Saracino che però non c'erano. Quindi siamo saliti al Prato e siamo rimasti lì a giocare.Dopodiché li abbiamo portati alle scale mobili. Lì abbiamo notato la gioia dei bambini per una cosa per noi totalmente ovvia: le scale che si muovono. La cosa ha portato a varie reazioni: chi aveva paura, chi subito si è buttato a farle e chi voleva essere messo sul nastro poggiamano. La loro allegria era contagiosa. Dopo svariati giri siamo tornati all'Istituto e lì abbiamo mangiato. Per noi è una bellissima esperienza, ma, ovviamente, questo non comporta che non ci possano essere alcuni problemi. Ci sono situazioni che noi vivremmo diversamente, ma, giustamente, per l'esperienza che ci è dato di vivere, non possiamo fare niente.Quello che ci da gioia piena, sono sempre i ragazzi. Oggi ci siamo divisi i compiti: Gianmario e Angelica sono andati a studiare con le due ragazze più grandi, mentre noi altri siamo rimasti con i piccoli. Con giochi semplici ci siamo divertiti e abbiamo passato il tempo: una conta cantata, il gioco della centrale elettrica, strega impalata... Finiti i compiti ci siamo tutti riuniti e siamo andati al Prato. Là siamo rimasti fino all'ora di pranzo giocando con le altalene e lo scivolo.La cosa che sempre più ci sorprende è la voglia di far sì che tutti partecipino, l'attenzione a che tutti condividano sia i giochi materiali che le esperienze stesse. Ed ecco il pranzo, con il richiamo della suora che ci dice che "è pronto", tutti accorriamo nel refettorio.Un po’ di crisi iniziale per capire il posto a tavola, poi ognuno si alza e va a prendere da mangiare.La cosa che un po’ ci stona è il fatto che quando si inizia a mangiare non c'è un momento comune: essere tutti e unirsi in una breve preghiera. Quello che ci piace di più sono i sorrisi e le chiacchiere sconclusionate dei piccoli. Oggi siamo arrivate prima al servizio e abbiamo trovato la cuoca del giorno, che aveva già preparato le posate e i vassoi. Ci siamo messe a parlare con lei e dopo abbiamo apparecchiato.Arrivati, Matteo e Loredana ci hanno raccontato le storie di alcune delle persone che si servono della mensa.Dopodiché abbiamo svolto il servizio con gli stessi ruoli di ieri e malgrado il numero di disagiato fosse lo stesso e noi fossimo di meno, abbiamo tutti lavorato meno freneticamente. Abbiamo ripulito e siamo usciti dalla mensa alle 14. In Piazza Giotto abbiamo incontrato due gruppi di persone che da poco avevano lasciato la mensa, uno dei quali con un cagnolino.Isabel voleva deviare per scarsa fiducia verso di loro, Denise invece, senza nemmeno pensarci, si è fiondata in quella direzione.Ci siamo messe a parlare con il gruppo con il cane e dopo un po’ uno di loro ha iniziato a chiedere ai passanti se avevano una sigaretta. Isabel ad un certo punto, ha notato che la gente che passava, alla richiesta del ragazzo rispondeva in modo impaurito e per lei è stato molto strano perché prima di quest'incontro, in una situazione simile, avrebbe reagito allo stesso modo: nella loro espressione rivedeva la sua stessa faccia tutte quelle volte che qualcuno l'aveva fermata per strada. Parlando con questi ragazzi abbiamo intuito la storia che potevano avere dietro; Isabel si è accorta che non sono così diversi dalle persone "normali" ma che la loro vita particolare è dovuta più che altro a scelte sbagliate accompagnate probabilmente da sfortuna.Entrambe abbiamo osservato con quanto affetto si prendevano cura del cane e abbiamo pensato che queste persone hanno tanto amore da donare, ma nessuno a cui darlo data la differenza eccessiva delle persone che si trovano attorno. Servizio in mensaGabriele, l'operatore della Caritas, ci ha accompagnate alla mensa sotto la Chiesa del Giotto. La sua presenza è stata per Isabel tranquillizzante: avere accanto persone come lui che lavorano già da tempo in questo tipo di realtà e sanno come affrontarla è molto importante.Anche Denise ha mantenuto la sua tranquillità. Ci siamo messe subito al lavoro e abbiamo conosciuto Loredana, Anna, Gabriella e Matteo e abbiamo incontrato una ragazza che già conoscevamo, Francesca.Prima dell'apertura della mensa si è presentata una coppia che dopo il battesimo del proprio figlio ha portato ciò che era avanzato del rinfresco e questo ci ha fatto capire che questa sarebbe una buona abitudine per tutti perché ciò che molti avrebbero buttato via è servito per sfamare molte persone. Abbiamo notato come due paia di mani in più, anche se inesperte, possano essere di grande aiuto: il numero delle bocche da sfamare supera tranquillamente le 50 unità.Durante il pasto Denise era all'accoglienza e Isabel aiutava a servire, ed entrambe abbiamo notato come le persone che usufruivano di questo sevizio appartenessero a diverse realtà e fossero lì per diversi motivi: tossico-dipendenti che per risparmiare mangiavano alla mensa, anziani che cercavano compagnia condividendo un pasto oppure che preferivano dare i loro soldi ai nipoti; criminali rilasciati, alcoolizzati e disoccupati che non riescono ad essere autonomi economicamente.Anche la reazione all'aiuto che i volontari davano, era molteplice: alcuni di loro erano riconoscenti ed educati, altri scherzosi e socievoli, altri ostili verso gli altri e verso di noi; altri ancora eccessivamente pretenziosi mentre altri semplicemente immersi nei loro pensieri. Alla fine abbiamo pulito e siamo tornate in seminario ragionando sulle realtà che abbiamo visto che non sono così scontate come ci aspettavamo. Servizio al TheveninFin dal primo momento siamo stati accolti col sorriso sia dalle suore che dagli operatori e dai ragazzi stessi.Entrando nel palazzone dalla finestra sul cortile i ragazzi si sono affacciati e senza sapere nemmeno chi fossimo ci hanno salutati senza problemi. Arrivati siamo saliti in una sala con libri, un computer ed un tavolo. I bambini erano a giocare sul pavimento sotto la finestra, le ragazze più grandi si sono unite a noi in una piccola presentazione di chi siamo, che facciamo... Poi ci siamo divisi, Angelica e Mattia con i bimbi, Francesca, Gianmario e Valeria con i ragazzi un po’ più grandi.Tutto ci è stato dato in mano con piena fiducia e comunque con la disponibilità totale di aiuto. Con i ragazzi più grandi abbiamo giocato a machiavelli e siamo andati a farci una passeggiata in centro. Con i bambini siamo andati in centro e lì abbiamo giocato.La cosa che ci ha impressionati è che nonostante le difficoltà da loro vissute, si sente il respiro di una grande famiglia. Oggi abbiamo visto e conosciuto per la prima volta questo posto e queste persone. Nei giorni futuri sapremo come e cosa fare per renderci maggiormente utili vedendo anche come con poche e semplici azioni si possono vivere grandi cose... |

ora ne serve uno per la casa pia!! dai Isaaa...
